Sport e politica, le relazioni pericolose La Città di Salerno

Un esordio vincente. “Un successo spaventoso”, così Ciro Romano racconta la sua prima avventura da autore con “Volevo solo giocare a ping pong”, opera disponibile in libreria (Caffèorchidea editore) e che ha suscitato grande interesse dopo la presentazione dello scorso marzo al Salone dei Marmi del comune di Salerno. Tra i tanti riconoscimenti, Romano sarà protagonista il prossimo 9 maggio al Salone del Libro di Torino e successivamente alla Fiera del Libro di Francoforte. Attestati di stima importante, per un racconto che analizza i momenti più importanti della Guerra Fredda ma collegandoli allo sport, mezzo non solo di propaganda ideologica ma anche strumento per scrivere pagine importantissime della storia moderna.

«Il segreto? Scrivere di argomenti che avrei letto con interesse, tutti legati da una morale molto attuale. Ci sono storie in questo libro che considero davvero incredibili. Momenti che sembrano marginali ma che invece, se approfonditi, ti permettono di capirne la vera potenza – le parole di Ciro Romano, avvocato in prima linea soprattutto per le leggi relative al tifo -. Il testo prende in esame il periodo della Guerra Fredda, epoca che mi ha accolto al mondo. Da giovane i miei interessi erano soprattutto legati allo sport però apprezzandone soprattutto le telecronache o provando a capire quello che succedeva sugli spalti, gli striscioni, i cori. L’ho sempre considerato un paradigma per capire il Mondo facendolo con uno sguardo però un po’ più laterale. E poi considero proprio gli ultimi anni perchè reputavo che tutto quello che “cortina di ferro” fosse misterioso, e si sa quanto il mistero affascina».

Tutto legato però a doppio filo con il popolo, protagonista di gesti forti in grado di rovesciare qualsiasi convenzione. «Il libro interseca sport ma anche musica, arte, cultura popolare. Quando la gente si raduna intorno ad un elemento o ad un argomento nascono cose straordinarie che hanno permesso anche di salvare il Mondo. Penso al Mondiale ’82, alla sfida fra Polonia e Unione Sovietica e alla potenza dello striscione in favore di Solidarnosc posizionati in maniera strategica da essere inquadrati puntualmente dalle tv e con ripercussioni clamorose sul blocco comunista. Simbolo di come lo stadio, tra le cose meno serie, è il posto dove possono partire i messaggi più importanti».

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